
Arrivano le curve. Una dietro l’altra. E l’A290 GTS le affronta quasi come se fossero state disegnate apposta per lei
Lorenzo Pollini · 24/08/2026 · 4 visualizzazioni
Percorrere quasi 1000 km in una settimana a bordo di un’auto elettrica significa affrontare una prova di maturità che, personalmente, non credo ancora di esser riuscito a superare del tutto: l’ansia da ricarica. Una sensazione che, per quanto mi riguarda, viene subito dopo la paura di scoprire improvvisamente di non poter più mangiare pizza e gelato.

Del resto, avevo già avuto modo di sperimentare sulla mia pelle il brivido della ricarica; con un’altra elettrica, tempo prima, invece di fermarmi saggiamente davanti a una colonnina, avevo preferito trasformare il viaggio in un esperimento scientifico. 10%, 7%, 5% e poi quel glorioso 4% di SOC, raggiunto mentre probabilmente l’auto iniziava a chiedersi perché il suo proprietario la odiasse così tanto.
Con l’Alpine A290 GTS, la situazione non cambia poi molto. L’autonomia dichiarata dalla Casa appartiene a quel meraviglioso mondo teorico nel quale consumi, temperatura e traffico sembrano non esistere. Nel mio utilizzo, fatto di città, strade extraurbane e qualche viaggio più lungo, sono riuscito a percorrere circa 280 km prima di dover cercare una presa.
La colpa, almeno in parte, è della batteria da 52 kWh. Una capacità che racconta già molto della filosofia dell’A290 GTS: più che una vettura pensata per macinare chilometri, è una compatta sportiva che vuole divertirsi tra una curva e l’altra. Certo, con qualche kWh in più si potrebbe viaggiare più a lungo, ma questo peserebbe sul totale. E quando hai già un’auto che sulla bilancia riesce a superare una Golf Mk8, aggiungere altra massa non sarebbe esattamente il modo migliore per conservare quella leggerezza che Alpine vuole trasmettere.

Anche la ricarica non è proprio il suo asso nella manica. Utilizzando una colonnina fast charge in corrente continua, occorrono circa 20-25 minuti per arrivare all’80%, tempi che rimangono lontani dalla rapidità con cui si fa il pieno a un’auto tradizionale. A meno, naturalmente, di poter contare su una wallbox a casa e di iniziare ogni giornata con la batteria già pronta.
Poi però apri la portiera, ti siedi e guardi quel volante, ed è qui che l’A290 GTS comincia a giocare un’altra partita.
La posizione di guida ti mette immediatamente nella condizione mentale giusta: mani sul volante, strada davanti e quella strana sensazione che l’auto stia aspettando soltanto che tu le dia il permesso di partire. Poi arrivano le curve. Una dietro l’altra. E l’A290 GTS le affronta quasi come se fossero state disegnate apposta per lei.
Non c’è il rumore di un quattro cilindri a riempire l’abitacolo, ma una danza fatta di silenzio, pneumatici e qualche sibilo elettrico. Il baricentro basso, garantito dalle batterie, aiuta a contenere il rollio e restituisce una sensazione di agilità che, considerando la massa dell’auto, è tutt’altro che scontata.
E poi c’è quel pulsante rosso sul volante.

Premendolo, l’A290 GTS tira fuori per qualche istante un piccolo asso dalla manica, regalando un boost temporaneo che sembra fatto apposta per accompagnarti fuori da una curva. Il punto è capire quando utilizzarlo. Perché sprecarlo in rettilineo è quasi un sacrilegio: il momento giusto è quando hai appena lasciato il punto di corda e vuoi trasformare l’uscita dalla curva in qualcosa di decisamente più cattivo.
Non è però tutto perfetto.
La posizione di guida leggermente rialzata stona un po’ con quello che l’A290GTS promette di essere. Non è abbastanza bassa da farti sentire davvero immerso nella vettura e, considerando il carattere dichiaratamente sportivo, mi sarei aspettato qualcosa di diverso.
Poi abbassi lo sguardo e trovi quel manettino blu sul volante, destinato a gestire il recupero dell’energia in frenata. E improvvisamente la mente parte per conto suo: paddock, gomme calde, piloti che discutono sulle mescole e ingegneri che decidono all’ultimo momento quale strategia adottare. Il corpo è seduto su una compatta elettrica. La testa, invece, è già in griglia di partenza.
Una delle cose che l’A290 dimostra meglio è comunque la sua capacità di muoversi in città. Qui torna decisamente a suo agio: dimensioni contenute, buon raggio di sterzata e una facilità di guida che la rende perfettamente gestibile anche nel traffico romano.
È proprio nell'uso quotidiano, però, che emergono alcune scelte meno convincenti. Alpine ha dedicato parecchie attenzioni alla parte sportiva, lasciando forse in secondo piano qualche dettaglio più pratico. I ganci appendiabiti sui montanti posteriori, per esempio, non ci sono. E ve ne accorgerete proprio quel giorno in cui sarete in ritardo per andare a prendere in tintoria le camicie.
Anche le portiere posteriori e il bagagliaio, sacrificato in parte per lasciare spazio alla meccanica e alle batterie, ricordano che qui la praticità non era esattamente la priorità numero uno.
E poi c’è l’autostrada.
L’assenza del classico rumore di un motore termico rende ancora più evidenti fruscii aerodinamici e rumore di rotolamento degli pneumatici. L’insonorizzazione non è quindi uno dei suoi punti forti e, dopo qualche ora di viaggio, l’abitacolo può diventare decisamente più rumoroso di quanto ci si aspetterebbe da una vettura di questo prezzo.
Già, il prezzo. Perché per avere un’Alpine A290 GTS capace di scattare da 0 a 100 km/h in 6,4 secondi, bisogna mettere sul piatto circa 45.000 euro. Non esattamente la cifra che definirei democratica.