
Alla Grecale più chiedi e più lei ti dà. Fa quasi paura
Lorenzo Pollini · 24/08/2026 · 28 visualizzazioni
Ci sono automobili che ti conquistano ancora prima di metterle in moto. La Maserati Grecale Trofeo appartiene invece a quella categoria di vetture che preferiscono presentarsi dopo aver premuto il pulsante di avviamento. E lo fanno con una certa arroganza.
V6 biturbo Nettuno, 3.0 litri, 620 Nm di coppia, 530 CV e quasi due tonnellate da portare in giro. Numeri che, messi uno accanto all'altro, fanno già una certa impressione. Ma basta selezionare la modalità Corsa, attivare il Launch Control e lasciare che sia lei a spiegarti il resto.

Il motore sale al limitatore, l'abitacolo viene riempito da un rombo cupo e per qualche istante sembra che tutto rimanga sospeso. Poi arriva istantanea la spinta. Violenta. Talmente violenta che per un momento ti chiedi se quello che hai fra le mani sia ancora il volante di un SUV o piuttosto la cloche di un aereo decollato troppo in fretta.
0-100 km/h in 3,8 secondi. Il dato è già folle. Viverlo lo è ancora di più.
Eppure la cosa più sorprendente della Grecale Trofeo non è quanto sia veloce, ma quanto riesca a nascondere le proprie dimensioni quando la strada comincia a complicarsi.

La piattaforma
Tra le curve il rollio è contenuto, mentre sulle strade più rovinate le sospensioni pneumatiche riescono a filtrare asperità che, considerando quello che accade subito dopo, sembrerebbero quasi incompatibili con il carattere della vettura.
Perché basta cambiare modalità dal manettino sul volante.

L'auto si irrigidisce, il volante diventa ancora più presente e l'asfalto sembra trasferirsi direttamente dalle ruote alle mani. I paddle iniziano a scandire il ritmo e il Nettuno accompagna ogni cambiata con una fucilata, seguita da borbottii dello scarico e da un calcio alla schiena.
Ed è proprio qui che la Grecale Trofeo mostra il suo lato più irrazionale.
Il V6 è stato collocato il più possibile arretrato verso l'abitacolo, una soluzione pensata per ridurre il momento d'inerzia sull'asse verticale e ottenere una distribuzione dei pesi più equilibrata. Il risultato è una dinamica che, almeno al volante, fa sembrare la Maserati molto più piccola di quanto sia realmente.
Quasi. Perché quando bisogna parcheggiare o fermare con decisione tutta quella massa, la fisica torna a presentare il conto.
Anche la frenata non è perfetta: la prima parte della corsa del pedale mi è sembrata piuttosto progressiva e filtrata, prima che l'impianto iniziasse a mordere con maggiore decisione. Del resto, l'impianto non scherza: dischi anteriori da 360 mm con pinze Brembo a sei pistoncini e posteriori da 350 mm con quattro pistoncini.
Certo, poi ci sarebbero i consumi.
Parlarne sarebbe un po' come organizzare una riunione per decidere se fosse davvero necessario organizzare quella riunione. Il Nettuno è un capolavoro di tecnica, anche grazie alla precamera di combustione, ma non ha mai promesso di trasformarsi in una Prius. Dopo una settimana insieme, posso dire di aver stretto una certa amicizia con buona parte dei benzinai della mia città.

I difetti, comunque, sono più che altro dettagli migliorabili: il sistema di climatizzazione, affidato al touchscreen e al tunnel centrale, potrebbe essere più intuitivo; l'Active Park Braking può intervenire in maniera fin troppo brusca e il selettore del cambio a quattro pulsanti non ha forse la raffinatezza stilistica che ci si aspetterebbe da una Maserati.
Arriviamo poi al prezzo. Circa 128.000 euro.
Una cifra enorme, certo. Ma prima di giudicarla viene spontanea una domanda: quanto costa un'emozione?
A Modena, evidentemente, hanno deciso che vale parecchio.